"Sì, sì, come no, porteremo avanti noi la questione"
L'altro capo del telefono risponde, ordina, lo ha in pugno.
"Ma figurati, sono di parola, io..non mi fermano..sai che puoi...sì sì tranquillo..no ma dai..va bene..certo..ciao, a domani.."
Il Nostro già setaccia le tasche. Si gusta quel vuoto che "domani" sarà saziato, immagina quel che potrà fare, già si sente monumento ad memoriam imperitura. Il potere lo asseta, lo affama, il denaro lo sazia e lo affama, gli dona quel sorriso inconfondibile mentre dentro lo logora, lo disumanizza.
L'indomani. Villa del Nostro.
"Femmena, tu sì na mala femmena...", il canto napoletano, nel suo famoso accento tanto imitato e tanto riconosciuto, si propaga lungo le numerose stanze della villa.
Un autore tanto universalmente amato per un esecutore tanto diversamente dibattuto.
Una villa teatro dei nostri e del Nostro vizi, una villa-mercato, in cui ogni cosa ha un prezzo, ogni persona un valore, nessun Valore.
"Presidente, è arrivato", "Lo faccia entrare". Si sistema al trotto dietro alla propria scrivania, costellata di volumi mai letti, dalla copertina costosa simbolo di un'edizione di grande valore; ma tutti ormai lo conoscono, tutti sanno che il significato di quei libri, di quella libreria, quello studio, quella villa, di questa sua intera vita non è nient'altro che fiction, esibizione di un'immagine che ormai lo ha pervaso, lo ha schiacciato, spazzando via il suo Io, nascosto sotto un tappeto di discorsi, ricchezze, sorrisi, donne, denaro, menzogne, canzoni, barzellette, bandiere, comunicati, amicizie interessate, affari e infinita, tremenda solitudine. Ordina le foto di famiglia, le foto di una stirpe moderna ormai feudalmente connessa, quando entra l'altro capo del telefono, Nucleo.
"Bene, allora, affare fatto..non si preoccupi" dice il Nostro chiudendo la valigetta.
"Au revoir, Presidente". Nucleo se ne va a mani vuote, con in pugno il Nostro, che ha in pugno un intero popolo.
Fuori, il Popolo continua la propria vita, come dal 1987 ad oggi.
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